A dodici anni ci si sente invincibili. La vita è ancora leggera, fresca. Non dovrebbe fare male. E invece l’artrite è arrivata così: senza chiedere permesso, senza preavviso. Si è infilata nella mia vita e ha iniziato a cambiarla. Per la promozione di terza media, mio nonno mi regalò la mia prima macchina fotografica.
Una Olympus. Era bellissima.
All’epoca non lo sapevo, ma quello non era solo un regalo: era un inizio. Fin da subito, però, ho deciso una cosa: non avrei mollato.
Non gli sport che amavo, non i sogni che avevo.Solo che a volte la vita ti costringe a cambiare direzione.
Volevo fare il chirurgo. Ma era chiaro che, con quella malattia, non avrei mai potuto affrontare un intervento in sala operatoria. Così ho scelto un’altra strada: sono diventata pasticcera.E lì ho scoperto qualcosa di inaspettato.Ricordo ancora gli anni passati dietro a un forno, le mani nell’impasto, gli occhi attenti a rubare ogni dettaglio.
È lì che mi sono innamorata della bellezza.
Di quei piccoli particolari che fanno la differenza.
Della perfezione nel bilanciamento di una ricetta. Era poesia. E, diciamolo, sotto sotto la poesia piace a tutti.
Negli anni immersi nel cioccolato ho trovato anche l’amore della mia vita. E da lì sono nati i miei due draghi.Sono loro la vera ragione per cui ho ripreso in mano una macchina fotografica.Questa volta comprata da me. Una Canon, con un obiettivo semplicissimo. Di quelli così basici che quasi la macchina stessa sembra riderne.Eppure, è lì che è successo di nuovo. Ho ritrovato la bellezza. La pasticceria è rimasta una passione, ma il dolore si faceva sentire sempre di più, costringendomi a rallentare, a fermarmi. La fotografia invece, a dispetto dello scatto, mi ha rimesso in movimento.
Mi ha ridato precisione, libertà, respiro. Era come un dolce: bilanciata, armoniosa, poetica.
Ed è così che sono nata di nuovo.
Come fotografa. Un’altra versione di me. Mi sono reinventata così tante volte che ho perso il conto. Ma non cambierei nulla. Perché anche modificando una sola virgola, probabilmente non sarei qui.
Qui, questa sera, a scrivere il mio primo articolo.
Sul mio primo sito.
Con il mio dominio.
Con il mio nome.
Tutto mi ha portata esattamente in questo momento.
E forse è iniziato tutto da lì.
Da un regalo.
Da mio nonno.

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